2.2.1   Evento sismico

Nella zona di Roma, le aree sismogenetiche possono essere distinte geograficamente e geologicamente in due categorie: quelle “appenniniche”, in cui i terremoti sono causati dalla tettonica ancora attiva legata alla fase post-collisionale dell’orogene appenninico, e quelle “vulcaniche”, dove la sismicità si manifesta con i caratteri più tipici delle aree vulcaniche attive (minore profondità degli ipocentri, distribuzione temporale degli eventi sismici a “sciame”, etc.).
Le aree dove si originano i terremoti di tipo vulcanico sono quelle dove sono stati attivi nel Pleistocene medio-superiore vari distretti, in cui l’attività vulcanica si è protratta fino a poche decine di migliaia di anni fa.
Geograficamente queste aree si identificano con la fascia compresa tra la costa e i rilievi calcarei appenninici, procedendo da NW a SE, e sono identificabili con i rilievi dei monti Vulsini, dei Cimini, dei Sabatini ed infine dei Colli Albani.
In queste aree i terremoti sono generalmente meno intensi di quelli appenninici (le massime magnitudo non superano generalmente il valore di 4). Ciononostante, essi vengono risentiti fortemente a causa della loro minore profondità ipocentrale, generalmente inferiore ai 7 km, rispetto ai terremoti appenninici, i cui ipocentri sono localizzati fino a profondità di circa 15 km.
La pericolosità sismica della regione e di conseguenza della zona di Roma è moderata ma non trascurabile, poiché, a fronte di una attività pressoché continua registrata dalla Rete Sismica Nazionale, è caratterizzata da scosse frequenti ma di bassa intensità.

Nella zona di Roma le aree che possono generare fenomeni sismici sono principalmente le sei di seguito riportate con l’indicazione del massimo grado di intensità (Mercalli) atteso.

Sismicità locale: zone sismogenetiche del Lazio insistenti sull’area romana

Zone sismogenetiche

I max

Area vulcanica dei Colli Albani

VIII grado Mercalli, sciami sismici

Valle Aniene, Monti Tiburtini,Prenestini (Subiaco, Vallepietra)

IX grado Mercalli

Frusinate (Veroli, Anagni, Ceccano, Sora, Cassino)

IX grado Mercalli

Monti Vulsini, Lago di Bolsena (Bagnoregio)

VIII-IX grado Mercalli

Reatino (Rieti, Amatrice)

X grado Mercalli

Area tra Tarquinia e Tuscanica

VIII grado Mercalli

Esiste perciò nella regione una moderata sismicità locale con intensità epicentrale uguale o di poco superiore al VII grado Mercalli

Sismicità risentita: zone sismogenetiche confinanti con l’area romana

Data

Area epicentrale

Intensità epicentrale (Mcs)

1 dicembre 1328

Val Nerina

X grado

settembre 1349

Appennino centrale

X grado

5 dicembre 1456

Appennino centro meridionale

X grado

5 giugno 1688

Matese

XI grado

14 gennaio 1703

Val Nerina

X grado

13 gennaio 1915

Marsica

XI grado

Bisogna comunque aggiungere che nell’area romana i terremoti con epicentro nell’Appennino centrale, in particolare in Umbria e Abruzzo, vengono fortemente risentiti, come in tutto il territorio laziale ed hanno provocato storicamente effetti così classificabili.

Sismicità minore: massime intensità sciami sismici nella zona di Roma

Provincia

I max

Viterbo

IX grado Mercalli

Rieti

>X grado Mercalli

Roma

IX grado Mercalli

Latina

VIII grado Mercalli

Frosinone

>X grado Mercalli

Numerosi sono anche stati gli eventi di minore intensità epicentrale.
Tra i più recenti va ricordato lo sciame sismico del 1981-82 dei Colli Albani (I max = VI grado Mercalli) e l’evento del 11 marzo 2000 con epicentro nell’area dei Monti Prenestini (Cerreto, Gerano, I max = VI grado Mercalli).

Elementi di vulnerabilità

Gli studi sulla distribuzione dei danni causati dai terremoti nella città di Roma dimostrano che i più rilevanti tendono a concentrarsi sui terreni sedimentari recenti, mentre su terreni più rigidi il verificarsi di forti danni tende a diminuire, sottolineando la stringente correlazione tra i caratteri geologici del territorio e le conseguenze dell’attività sismica.
La causa è da attribuirsi all’amplificazione che le onde sismiche subiscono passando da rocce caratterizzate da elevata velocità di propagazione a terreni con minore velocità, quali i depositi dei cicli alluvionali del Tevere, dell’Aniene e dei loro molti affluenti.
Questo tipo di terreno alluvionale potrebbe essere direttamente presente nell’immediato sottosuolo delle aree cittadine più vulnerabili e per questo motivo si può individuare un fattore di criticità in termini di esposizione al risentimento sismico sui fabbricati. Questo fattore di criticità, nei casi di notevole valore storico, architettonico e funzionale dei beni esposti, potrebbe essere elevato se non si adottano accorgimenti preventivi adeguati.
Lo strumento più idoneo per un’analisi di questo tipo è la realizzazione di una “microzonazione sismica” estesa all’intero territorio comunale da effettuarsi nell’ambito dei “Piani e Programmi regionali”.
Attualmente, non essendo disponibili altri criteri che quelli vigenti a norma di legge per la classificazione sismica nazionale, la città di Roma è classificata al livello 3 (classificazione sismica contenuta nell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20.03.2003 che suddivide i comuni italiani in  4 categorie di pericolosità decrescente dall’1 al 4).
Per questi eventi non è risultato possibile quindi, ai fini della determinazione degli senari predefiniti, far riferimento al calcolo della popolazione e degli elementi vulnerabili esposti.
Sono invece indicate negli Allegati del Piano, le risorse potenzialmente vulnerabili e quelle di soccorso disponibili.

Scenari predefiniti

Gli scenari predefiniti degli Stati di Attivazione in caso di evento sismico generato o risentito nella zona di Roma si basano sui tre parametri fondamentali che, a seguito della registrazione da parte della Rete Sismica Nazionale, l’INGV comunica.
I parametri sono:

  1. la localizzazione dell’evento e caratterizzazione dell'epicentro su terra o in mare
  2. la magnitudo all’epicentro
  3. la profondità dell'ipocentro in km

Sulla base di questi elementi e considerando quanto detto in precedenza, nella zona di Roma possiamo avere tre casi specifici:

    1) moderata sismicità dovuta all’attività vulcanica dei Colli Albani;

     

     

    Scenario sismico con epicentro in area vulcanica, su terra o mare

    Stato di attivazione

    Magnitudo

    Profondità

    Danni risentiti

    M < 3,8

    Sciame sismico

    Assente

    SA1

    3,8 < M < 4,5

    Superficiale, 7 km

    Non grave

    SA2

    2) moderata sismicità di origine sismotettonica distensiva appenninica;

     

    Scenario sismico con epicentro in area di entroterra non vulcanica

    Stato di attivazione

    Magnitudo

    Profondità

    Danni risentiti

    M < 3,0

    Qualsiasi

    Assente

    SA1

    3,0 < M < 4,2

    Media, 15 km

    Assente

    SA1

     

    3) sismicità risentita dagli eventi più importanti generati nelle aree sismogenetiche dell’Appennino centrale.

    Scenario sismico con epicentro appenninico risentito

    Stato di attivazione

    Magnitudo

    Profondità

    Danni risentiti

    M > 4,2

    < 40 km

    Assente

    SA1

    M > 4,2

    < 40 km

    Non grave

    SA2

    M > 4,2

    < 40 km

    Grave

    SA3