2.2.2   Evento vulcanico o correlato

Le aree dove si originano fenomeni di tipo vulcanico sono quelle dove sono stati attivi nel Pleistocene medio-superiore vari distretti, in cui l’attività vulcanica si è protratta fino a poche decine di migliaia di anni fa. Queste aree si identificano con la fascia compresa tra la costa e i rilievi calcarei appenninici, procedendo da NW a SE, sono identificabili coni i rilievi dei monti Vulsini, dei Cimini, dei Sabatini ed infine dei Colli Albani.
Tra queste, le aree che sono state più attive sono quelle dei Vulsini, in particolare i settori settentrionale ed orientale del lago di Bolsena, e quella dei Colli Albani, particolarmente nella zona occidentale, quella dove si è manifestata l’attività esplosiva più recente, intorno a 30.000 anni fa, generando i crateri di Albano, Nemi, Ariccia e altri minori. Il territorio del Comune di Roma è stato interessato da vulcanismo recente durante il Quaternario che ha coinvolto l’area dei Colli Albani, situata pochi chilometri a sud della città di Roma. Questo complesso vulcanico è considerato quiescente, presentando tuttora evidenze di attività idrotermale e sismica, con una possibilità sia pur piccola di tornare in attività. Il moderato rischio di riattivazione dell’apparato dei Colli Albani è monitorato dall’INGV attraverso il controllo della rete sismica.
Ciò premesso, il maggiore pericolo vulcanico per il territorio del Comune di Roma è presente sotto forma di “rischio da emanazioni gassose”.
Nelle aree vulcaniche recenti, anche quando i vulcani non sono più in attività, sono spesso presenti emanazioni gassose dovute a fenomeni di risalita dal magma che staziona in profondità e che tende a raffreddarsi lentamente.
Nell’area dei Colli Albani e limitrofe, emissioni di gas ricorrono da tempi storici ed hanno generato situazioni di rischio sempre più elevato con l’aumentare dell’urbanizzazione del suo territorio. L’emissione avviene prevalentemente in corrispondenza di fratture o faglie, lungo le quali i gas presenti negli strati profondi risalgono più facilmente verso la superficie. Questa emissione avviene in maniera pressoché continua, ma può subire un incremento in concomitanza di eventi sismici o per cause antropiche (scavi con smantellamento del terreno superficiale, realizzazioni di pozzi). Un ulteriore fattore aggravante, in termini di quantitativi di gas emessi può essere l’abbassamento della falda idrica; infatti, lo sviluppo economico e urbanistico che ha subito l’area negli ultimi 50 anni ha causato un eccessivo sfruttamento della risorsa idrica per usi sia privati che agricolo- industriali. Il cospicuo abbassamento del livello piezometrico della falda (in media circa 20 m in 30 anni) determina una riduzione dell’anidride carbonica disciolta nella falda, con il conseguente incremento di tale gas nell’aria. Un possibile ulteriore rischio presente nell’area riguarda la possibilità che esista un apporto di fluidi caldi ricchi in CO2 sotto i laghi craterici di Albano e Nemi.

Elementi di vulnerabilità

Le emissioni di gas che interessano il territorio dei Colli Albani sono costituite prevalentemente (fino al 98% in volume al livello del suolo) da anidride carbonica (CO2), da idrogeno solforato (H2S), da metano (CH4) e, in minore misura, da radon (Rn). Tali gas, ad eccezione del metano, sono più pesanti dell’aria e, in mancanza di ventilazione, ristagnano nelle depressioni.
All’aria aperta tali accumuli possono essere dannosi soprattutto per la vegetazione, o provocare la morte di animali. I gas possono anche affluire nelle parti basse delle abitazioni risalendo lungo piccole fratture nel suolo o da tubi e condutture e ristagnare presso il pavimento.
Il radon, un gas molto pericoloso, può anche essere rilasciato dalle pareti delle case se queste sono costituite da rocce vulcaniche ricche in uranio (blocchetti di lava o tufo). La pericolosità del radon si manifesta a lungo termine, infatti, se respirato a lungo e per concentrazioni elevate, può essere cancerogeno e rappresenta quindi un pericolo soprattutto nei locali seminterrati delle abitazioni o nelle infrastrutture poste nel sottosuolo. Mentre l’anidride carbonica e l’idrogeno solforato possono anche provocare la morte se respirati in concentrazioni elevate.

Scenari predefiniti

Attualmente l’unica rete di monitoraggio per l’attività vulcanica dei Colli Albani è la Rete Sismica Nazionale, controllata dall’INGV. Sarebbe auspicabile la costituzione di una rete territoriale, estesa ai Colli Albani e alle loro propaggini per il monitoraggio delle sostanze gassose emesse nell’aria libera. Attualmente in caso di evento significativo, il monitoraggio delle sostanze gassose è effettuato “in loco” dal personale dell’Università RomaTre su attivazione delll’INGV o del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.
Come già descritto nel paragrafo specifico, la sismicità relativa all’attività vulcanica è sintetizzata nel seguente schema:

 

Scenario predefinito sismico in area vulcanica

Evento con epicentro nell’area vulcanica dei Colli Albani

Magnitudo

Profondità

M < 2,5

Sciame sismico

3,8 < M < 4,5

Superficiale, 7 km

L’emissione dei gas dal sottosuolo risulta essere strettamente correlata e conseguente all’attività sismica (quella di origine vulcanica) caratteristica dei Colli Albani.

Scenario gas nocivi

Stato di Attivazione

Magnitudo

Profondità

Emissione

M < 2,5

Sciame sismico

Normale

SA1

3,8 < M < 4,5

Superficiale, 7 km

Elevata

SA2

L’emissione dei gas dal sottosuolo può essere incrementata anche per cause antropiche.
Questo può avvenire nel caso di opere di scavo con smantellamento del terreno superficiale o durante la realizzazioni di pozzi particolarmente profondi, nelle zone vulcaniche ed in quelle limitrofe all’apparato dei Colli Albani.
Per questi eventi non è risultato possibile, ai fini della determinazione degli senari predefiniti, far riferimento al calcolo della popolazione e degli elementi vulnerabili esposti.
Sono invece indicate negli Allegati del Piano, le risorse potenzialmente vulnerabili e quelle di soccorso disponibili.

Scenario gas nocivi (cause antropiche)

Stato di Attivazione

Magnitudo

Profondità

Emissione

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Elevata

SA2