(Consultare anche l’apposita sezione del capitolo 3)
Nel caso degli incendi boschivi è necessario premettere che la causa d'innesco non è quasi mai naturale, ma risulta sempre connessa all'intervento, colposo o doloso, dell'uomo.
E’ pressoché impossibile prevedere tempi e luoghi d'innesco; per questo motivo, l'unica possibilità di previsione riguarda le condizioni più favorevoli all'innesco e alla propagazione, che sono determinate dalla quantità di biomassa vegetale, dalla temperatura, dall’umidità del terreno e dal vento.
A livello locale ogni anno viene svolta un’intensa attività di sorveglianza ad opera del Corpo Forestale dello Stato congiuntamente alle Strutture Regionali.
Questa attività di controllo è volta a realizzare, sulla base dell’apposito bollettino del Centro Funzionale Centrale del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, tutti gli interventi di prevenzione volti a fronteggiare le più importanti situazioni di emergenza.
Bisogna comunque sottolineare che il territorio del Comune di Roma presenta un ”unicum metropolitano” costituito tra l’altro da un territorio irregolarmente antropizzato, contiguo ed interconnesso a una grande quantità di aree naturali a vario titolo valorizzate e “protette” ma molto difficilmente controllabili.
La Legge Quadro n. 353 del 2000 in materia di incendi boschivi, che ha abrogato la legge n. 47/75 “Norme integrative per la difesa dei boschi dagli incendi" per oltre venti anni ha regolamentato tutto il settore. Successivamente l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 agosto 2007, n. 3606 dispone all’art. 1, comma 9, che i Comuni di alcune Regioni, tra cui il Lazio, predispongano i piani di emergenza, in relazione ad eventi calamitosi dovuti alla diffusione di incendi e fenomeni di combustione, e che dovranno tener conto prioritariamente delle strutture maggiormente esposte al rischio di incendi di interfaccia con lo scopo principale della salvaguardia e dell’assistenza alla popolazione. A seguito di tale ordinanza sono state fornite le metodologie di calcolo con il “Manuale Operativo per la predisposizione di un piano Comunale e Intercomunale di Protezione Civile” diffuso dal Dipartimento della Protezione Civile e le “Aree boscate percorse da Incendio tra il 2004 e il 2007” dalla Regione Lazio.
Per interfaccia urbano-rurale si intendono quelle zone nelle quali l’interconnessione tra strutture antropiche e aree naturali è molto stretta, dove il sistema urbano e quello rurale si incontrano ed interagiscono così da essere considerate a rischio, potendo venire rapidamente a contatto con la propagazione di un incendio originato dalla vegetazione.
Questo tipo di incendi può avere origine sia in prossimità degli insediamenti, sia come incendio propriamente boschivo per poi interessare successivamente le zone di interfaccia.
Perciò “interfaccia” in senso stretto è definita una fascia di contiguità tra le strutture antropiche esposte al contatto con i sopravvenienti fronti di fuoco e la vegetazione ad essa adiacente, intesa come fonte di pericolosità.
Elementi di vulnerabilità
Tra i diversi beni esposti, particolare attenzione andrà rivolta alle seguenti tipologie:
Scenari predefiniti
Per area di interfaccia, come detto, si intende una fascia di contiguità tra le strutture antropiche e la vegetazione ad essa adiacente esposte al contatto con i sopravvenienti fronti di fuoco. La larghezza della fascia di contiguità tra le strutture antropiche e la vegetazione ad essa adiacente è valutabile tra i 25-50 metri ed è comunque estremamente variabile in funzione delle caratteristiche fisiche del territorio, della configurazione degli insediamenti e della loro tipologia.
In generale, è possibile distinguere tre differenti configurazioni di contiguità e contatto tra aree con dominante presenza vegetale ed aree antropizzate:
Sulla base della Carta Tecnica Regionale (scala 1:10.000), sulle ortofoto Volo Italia (scala 1:10.000) e principalmente sulla carta di Uso del Suolo Regionale (scala 1:10.000), sono state individuate le aree antropizzate (urbane e discontinue) considerate interne al perimetro dell‘interfaccia. Per la perimetrazione degli insediamenti e delle infrastrutture, sono state create delle aggregazioni, raggruppando tutte le strutture la cui distanza relativa reciproca non risulti superiore ai 50 metri.
Successivamente è stata tracciata, intorno a tali perimetri, una fascia di contorno (fascia perimetrale) larga circa 200 m., per la valutazione sia della pericolosità (scenario) che delle fasi di allerta. Per calcolare il rischio all‘interno della fascia perimetrale è necessario ed opportuno procedere alla stima della pericolosità.
I fattori da prendere in considerazione per determinare la classe di pericolosità sono stati i seguenti:
Fattore |
Criterio |
Valore |
1. Vegetazione |
Coltivi e Pascoli |
0 |
Coltivi abbandonati e Pascoli abbandonati |
2 |
|
Boschi di Latifoglie e Conifere montane |
3 |
|
Boschi di Conifere mediterranee e Macchia |
4 |
|
2. Densità Vegetazione |
Rada |
2 |
Colma |
4 |
|
3. Pendenza |
Assente |
0 |
Moderata o Terrazzamento |
1 |
|
Accentuata |
2 |
|
4. Contatto interfaccia |
Nessun Contatto |
0 |
Contatto discontinuo o limitato |
1 |
|
Contatto continuo a monte o laterale |
2 |
|
Contatto continuo a valle, nucleo circondato |
4 |
|
5. Distanza dagli insediamenti degli incendi pregressi |
Assenza di incendi |
0 |
100 m < evento < 200 m |
4 |
|
Evento < 100 m |
8 |
|
6. Classificazione A.I.B. |
Medio (valore per tutto il Comune di Roma) |
2 |
Il grado di pericolosità scaturisce dalla somma dei valori numerici attribuiti a ciascuna area individuata all‘interno della fascia perimetrale; questo valore attualmente viene utilizzato solo in sede di progetti di prevenzione e di mitigazione del rischio. Gli scenari predefiniti sono stati perciò individuati in base al coinvolgimento o meno di parchi o riserve, oppure zone abitate, infrastrutture di trasporto e aree industriali, principalmente in riferimento ai possibili rischi per la popolazione.
Sono state identificate oltre 3000 aree di interfaccia e riportate nelle Tavole del Piano (e nel web-gis sul sito www.protezionecivilecomuneroma.it). I calcoli della vulnerabilità, in termni di popolazione ed elementi esposti ipoteticamente interessati (poiché residente o ubicato nell’area di influenza di “incendio di interfaccia”) sono dedotti in base ai dati di censimento del Comune (Dip. VI, aggiornamento del dicembre 2008), rapportati con i fattori territoriali di calcolo del censimento Istat del 1991. Sono organizzati anche in base al Municipio in cui ricadono e riportati - insieme alle Risorse di soccorso - negli Allegati del Piano.
Per determinare gli Stati di Attivazione, si è preferito, comunque,considerare tutti i fattori componenti la pericolosità elevati al valore massimo, differenziando così il tipo di SA in base al periodo climatico (così come da norme regionali, statali, comunali), in base ai fenomeni meteorologici previsti ed in base alle informazioni che il DOS (Direttore Operativo dello Spegnimento) fornisce sullo sviluppo dell’evento in atto. A partite dallo Stato di Attivazione SA1 è prevista, in caso d’evento, la richiesta d’intervento alla SOUP e nei casi SA2 e SA3 la presenza di un operatore comunale di “collegamento” presso il Comando dei Vigili del fuoco di Roma, ove possibile. Per la determinazione degli Stati di Attivazione si fa riferimento ai seguenti possibili casi:
Scenario Incendi boschivi |
Stato di Attivazione |
|
Tipo |
Casi possibili |
|
Area naturale |
Rischio e incendio in area naturale:
|
SA1 |
Area |
Evoluzione incendio da area naturale ad interfaccia:
|
SA2 |
Incendio in area di interfaccia:
|
SA3 |
|